Ogni ragazza/o, ogni persona in età di apprendimento sino ai 18 anni, ha il diritto di costruire, a scuola, con i suoi coetanei,
la sua formazione di base e specifica,
utile all’esercizio della sua libertà e necessaria
al processo di civilizzazione della società.
E per quest’opera non è possibile, se non si vuole
cadere in un’insanabile contraddizione, prevedere fallimenti nei risultati, magari con espulsioni dalla scuola
o con comode “permanenze/ripetenze” d’obbligo.
Il diritto alla formazione ha con sé implicitamente
il diritto al successo, il diritto alla “promozione”, intendendo per “promozione” non tanto il passaggio
(spesso ipocrita), per scrutinio, da una classe all’altra,
quanto il percorso di reale avanzamento,
a volte personalizzato, lungo la linea di una continua crescita culturale (matematica e scienze incluse!) e umana.
E se questo è il fine, cioè la missione (se ancora si può dire) della scuola, non i “programmi” o i “test” risulteranno fondamentali, ma le nuove strategie di una nuova didattica.
O no?
Severo Laleo
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