La nostra scuola, si guardi con serena analisi, è sempre uguale
a sé stessa soprattutto nel metodo di trasmissione del sapere;
la relazione docente/studente è tutta chiusa nel trinomio
lezione-interrogazione-voto, da sempre e in buona fede.
Proprio questa relazione ha prodotto,
e ancora oggi produce, la gran parte dei fallimenti a scuola.
L’insuccesso, i risultati scadenti, la dispersione sono quasi una naturale conseguenza di questo sistema educativo costruito
nel passato esclusivamente per misurare e valutare,
promuovere e bocciare. Al di là della qualità degli apprendimenti.
Per carità, nobilissime figure di docenti, ieri e oggi,
hanno saputo rompere e superare questo rigido schema,
hanno saputo costruire con gli allievi una positiva relazione didattica, hanno saputo quindi non solo trasmettere,
ma anche “produrre” cultura, com’è giusto fare
con tutti i limiti possibili.
Eppure questo non ha eliminato la struttura profonda
del lavoro didattico a scuola, ancora oggi centrato
sulla scansione lezione-interrogazione-voto,
dove l’ultimo termine, voto, sembra rappresentare la sintesi
di tutto il processo o, comunque, diventare il solo elemento
capace di destare l’interesse di tutti, genitori compresi.
Superare tutto questo è la grande sfida; bisogna costruire
con i giovani un’interazione didattica di tipo, come dire, cooperativo, senza esclusioni per alcuno,
ma con tanta ricchezza di risorse umane e strumentali.
A scuola, i risultati dei nostri ragazzi sono
una variabile dipendente di investimenti in persone e mezzi.
O no?
Severo Laleo
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