domenica 20 maggio 2012

Adozioni libri di testo: ma che rito è?

Ogni anno, purtroppo ancora adesso, in pieno regime di autonomia scolastica
- le abitudini, si sa, sono le ultime a morire-, in tutte le scuole d’Italia è convocato,
direttamente per decisione del Ministro (i dirigenti scolastici, in questo caso almeno,
sono solo esecutori di un ordine superiore!), il Collegio dei docenti,
nella “seconda decade di maggio” (così recita la norma in burocratese),
per un rito non solo vecchio, superato e stanco,
ma anche senza molto senso sul piano pedagogico e didattico:
la scelta dei "libri di testo" per l’anno scolastico successivo.

Si tratta di un’operazione fondamentalmente burocratica e centralistica.
Subìta da docenti avvertiti. E non si sa bene perché continui negli anni
sempre uguale a sé stessa. Con gli stessi vincoli, con la stessa retorica.

Semplificando, ecco il meccanismo della scelta dei libri di testo
(la procedura, in realtà, nei suoi passaggi formali, è più complessa e articolata):
nel mese di maggio, appunto, docenti non sempre sicuri di poter utilizzare
l’anno successivo i testi su cui sono chiamati a decidere 
- anzi non pochi già sanno di cambiare scuola o classe -, 
propongono al Collegio dei docenti, che è l’organo deliberante,
dopo un passaggio nei Consigli di Classe, alla presenza dei rappresentanti 
di studenti e genitori non direttamente interessati, un tal libro di testo,
senza conoscere le/gli alunne/i della futura e nuova classe,
senza aver definito con sicurezza la programmazione di classe,
senza aver avuto il tempo di scegliere i percorsi didattici.
Si decide così senza molto costrutto, solo perché è un obbligo di maggio la scelta.
Ma perché non si apre su questo rito un serio dibattito?
Perché non si avvia una discussione seria, moderna, sensata sul superamento
dell’idea di “libro di testo”? Perché non possono essere direttamente le/i docenti libere/i
di scegliere, in piena autonomia, anche all’inizio dell’anno scolastico,
quando hanno di fronte realmente alunne e alunni, gli strumenti utili, libri compresi,
nel rispetto del Piano dell’Offerta Formativa (POF),
al raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici?
Anche senza libro di testo, se così parrà opportuno?
Il libro di testo era necessario, e vincolante, una volta, quando al centro 
del lavoro docente non era l’alunno, ma il programma
In qualche modo era la garanzia della realizzazione di un programma “ufficiale”. 
E per fortuna, perché a volte proprio il “libro di testo
offriva la possibilità al docente di andare oltre i superati “programmi ministeriali”.
Ma, grazie all’autonomia, non è più così, e da un pezzo ormai.
Ed è forse sempre necessario avere un unico testo nella classe per l’insegnamento,
ad esempio, della storia? Perché il libro di testo di storia deve essere, per definizione,
un testo “scolastico”? Può non essere un testo “scolastico”, 
cioè non scritto per la scuola? Perché non dare a un docente di storia la possibilità 
di utilizzare in una classe più libri,più fonti documentarie, 
senza “adottare” un testo scolastico?
Il rito delle adozioni di maggio è forse da rivedere, radicalmente.
O no?
Severo Laleo



Nessun commento:

Posta un commento