martedì 3 aprile 2012

Vorrei una scuola...




E' proprio strano. Molto strano.
Ed è forse il segno più terribile della nostra radicale sconfitta di "sognatori". Perché non riusciamo nemmeno a "sognare". E l'assenza di un sogno pesa, e impedisce, alla lunga, il cambiamento necessario. Nel gioco " Vorrei una scuola" lanciato, tempo addietro, da Trevisani, in "fuoriregistro", mai si pronuncia, nemmeno tra i "vorrei" appunto,questo semplicissimo pensiero-sogno: 
"Vorrei una scuola all'altezza/capace, per risorse umane e materiali, per missione, 
di "PROMUOVERE" tutte le persone in età di apprendimento,
almeno fino ai diciotto anni".
Perché?
Siamo forse troppo schiavi di una visione classica della scuola noi "poveri maestri/professori"?
Chissà! Forse abbiamo sempre interiorizzato un'idea burocratica del "fare scuola"
costruita nei secoli: secondo l'idea burocratica del fare scuola,
la "PROMOZIONE" è il passaggio da una classe all'altra dei/delle solo "meritevoli",
in pratica, soltanto di chi riesce a stare dentro l'assurdo trinomio 
della scuola di sempre: lezione-interrogazione-voto.
Acriticamente.
Tutto si può volere, ma non la "promozione" di tutte le persone in età di apprendimento.
Ma, già sento i nostri rivoluzionari di oggi, e il merito?
Il merito?
Sono forse i minori a dover dimostrare di essere meritevoli?
E' il minore forse ad avere l'obbligo di meritare la "promozione"?
Non è il minore al centro di tutte le nostre attenzioni?
Non è il "successo formativo" del minore a dare lustro (si fa per dire!) alla scuola?
Il merito, nell'età di apprendimento, non è una questione personale, non è una questione privata!
Il merito è una questione di pubblica funzione: la scuola ha il dovere
di condurre tutte e tutti alla PROMOZIONE.

Ed ecco il mio "vorrei": "Vorrei vedere una scuola nella quale uomini e donne, 
minori e adulti/e, siano tutti/e impegnati/e, insieme, nei rispetto di tutti i "vorrei" 
di Trevisani, a "promuovere/promuoversi" lungo la via della civilizzazione. 
Perché non esiste minore che non meriti promozione".
Se la scuola non saprà trasformarsi in un servizio indistintamente per tutte
le persone in età di apprendimento, nessuna esclusa, svolgerà sempre un servizio...
per altro/i. E quindi è al servizio di...
L'autonomia, la libertà, la funzione democratica della scuola è solo nel "successo formativo" (cioè "promozione") di tutte le persone in età di apprendimento, 
al di là dei personali meriti, sì, al di là dei personali meriti, al di là delle condizioni socio-economiche, al di là della "abilità/disabilità", 
al di là dei quozienti di intelligenza.
Il diritto alla "promozione" è della persona e basta.
O no?
Severo Laleo
Dicembre 2008



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